Manuale per le Famiglie

Pedofilia e violenze sui bambini, La violenza multiforme, Le violenze sui bambini... Questo breve manuale per le famiglie, coordinato dal Dottor Ugo Sabatello dell'Istituto di Neuropsichiatria Infantile dell'Università "La Sapienza" di Roma, è quanto mai utile per i genitori, sia per chiarire il concetto di violenza fisica o psicologica sui minori, sia il concetto di abuso.

Pedofilia e violenze sui bambini. Manuale per le famiglie

Coordinatori del progetto: 
- Ugo Sabatello
- Renzo Di Cori

A cura di
- Elena Perozzi
- Anna Cipriani 
- Silvia Conti
- Luigi Abbate
- Stefano Sofi
- Salvatore Grimaldi

Hanno collaborato
- Giovanni Bollea
- Roberto Janniello
- Mara Gattoni
- Irene Sarti

Prefazione

Questo breve manuale per le famiglie, coordinato dal Dottor Ugo Sabatello dell'Istituto di Neuropsichiatria Infantile dell'Università "La Sapienza" di Roma, è quanto mai utile per i genitori, sia per chiarire il concetto di violenza fisica o psicologica sui minori, sia il concetto di abuso. Ottima la forma tipografica: testo e rettangoli di sintesi è quanto mai efficace, perché facilita il ricordare l'essenzialità della trattazione e quindi memorizzarla. Dal maltrattamento fisico alla trascuratezza, all'abbandono di minore o minore gravità, dal maltrattamento psicologico, all'abuso sessuale sino allo sfruttamento morale-legale, gli autori ti guidano ad una possibilità di diagnosi differenziale sicura, portandoti ad analizzare accuratamente l'habitat dove l'eventuale abuso è avvenuto. Da quanto sopra gli autori possono facilmente dedurne importanti regole sulla prevenzione dei maltrattamenti. Molto accurato e ben cadenzato il comportamento dei genitori da quando il bambino è spinto a uscire dal segreto: come lasciarlo libero, non sollecitarlo, aiutarlo ad affrontare il trauma della rivelazione, cosa fare e cosa non fare, sino alla denuncia alle autorità giudiziarie e agli interrogatori. Molto importante poi la parte riguardante il comportamento dei genitori per quanto riguarda Internet e i pericoli che esso comporta. Qui il loro compito è decisivo per la difesa del figlio, che qualche volta, senza saperlo, può cadere nei tranelli accattivanti dei pedofili. 
Occorre approfondire il problema della violenza all'infanzia propagandata dai media e non sempre in forma propositiva e soprattutto modificare profondamente le modalità e i tempi di intervento di tutto l'apparato giudiziario, dalla denuncia al giudizio. Questo vademecum è veramente molto utile per la sua chiarezza, per l'essenzialità dei dati utili per la diagnosi e per l'aiuto pratico di dove rivolgersi per ottenere protezione e guida. 

Prof. Giovanni Bollea
Istituto di Neuropsichiatria Infantile 
Università degli Studi di Roma 
"La Sapienza" 

1 - Pedofilia e violenze sui bambini

Ugo Sabatello, Renzo Di Cori, Elena Perozzi, Anna Cipriani, Luigi Abbate 

1.1 - La violenza multiforme

Il problema della pedofilia viene spesso affrontato sulla scorta di molti pregiudizi da parte del mondo adulto. La violenza sui minori non è solo quella spettacolarizzata dai media, ma anche quella sommersa, quella annidata nella disattenzione degli adulti verso i bisogni dei bambini. L’opinione pubblica, la famiglia, è spesso male informata attraverso teorie, spiegazioni che hanno perlopiù l’effetto di sollevare gli adulti dalle responsabilità di fronte alla delicata questione della difesa dei bambini e degli adolescenti. D’altronde leggendo le pagine di cronaca, passando in rassegna i resoconti dei dibattiti pubblici sul tema delle violenze sui minori, riusciamo facilmente a cogliere un immaginario collettivo complesso, ricco di stereotipi. Ciò che colpisce nella percezione sociale dei crimini contro i bambini, è la generalizzata tendenza a radicalizzare i termini della questione. 
La realtà complessa e multiforme del maltrattamento (dalla trascuratezza all’abbandono; dai maltrattamenti fisici a quelli psicologici; dalle violenze sessuali allo sfruttamento del minore; sino all’assenza cronica di politiche sociali minorili strutturali) viene oscurata dalla convinzione riduttiva che il maltrattamento sia rappresentato dalla sola “piaga” della pedofilia. In tal modo si rischia di occultare il bambino come soggetto con un suo proprio sviluppo riducendolo ad oggetto di mercificazione o come attivo o passivo fruitore di un mercato economico. 
La pedofilia esiste, va studiata, capita e - almeno dal nostro punto di vista -curata ma, non dobbiamo permettere che ancora una volta una "emergenza " capace di richiamare l'attenzione, faccia dimenticare la globale e complessa realtà delle violenze sui minori nelle famiglie. 

1.2 - Le violenze sui bambini

Preliminarmente è bene sapere che tutti i bambini, di tutte le età, maschi e femmine, appartenenti a tutti gli strati sociali e culturali possono essere esposti alla violenza di un adulto sconosciuto (come negli abusi extrafamiliari) quanto di un conoscente o anche di un familiare (abusi intrafamiliari). 

MALTRATTAMENTO FISICO
 
L'adulto provoca lesioni fisiche al bambino, in maniera non incidentale.

  • Esempio di minore gravità
    • le percosse causano lievi contusioni sul corpo: viso, braccia e gambe
    • il bambino assiste a scene di violenza tra i familiari.

  • Esempio di maggiore gravità
    • le lesioni richiedono l’ospedalizzazione e causano danni permanenti: sono esempi i danni neurologici da scuotimento le ustioni, le fratture, le lesioni interne.

CURE INADEGUATE: TRASCURATEZZA O ECCESSO DI CURE
 
Colui che si prende cura del bambino, non presta attenzione ai reali bisogni fisici e/o psicologici di quest'ultimo (ivi compreso il bisogno di una adeguata istruzione), non prende sufficienti precauzioni per assicurare al minore la sicurezza dentro e fuori casa. All'estremo opposto l'adulto offre al bambino delle cure eccessive, ingiustificate. 
  • Esempio di minore gravità 
    •  il cibo non è disponibile in quantità adeguate, i vestiti sono trasandati, sporchi, troppo stretti o larghi;
    • l'igiene del bambino è scarsa;
    • il bambino viene lasciato solo in casa per brevi periodi di tempo; l’adulto permette al bambino di assentarsi da scuola;
    • l’adulto presta cure al bambino senza aver ascoltato un parere medico ma in base alle sole proprie convinzioni personali. 
  • Esempio di maggiore gravità
    • il bambino soffre di una grave malnutrizione o disidratazione come conseguenza della disattenzione per i suoi bisogni fisici;
    • il bambino non viene curato in modo adeguato; viene lasciato in una situazione pericolosa senza controllo;
    • l’adulto non lo iscrive a scuola e non gli fornisce alcuna istruzione;
    • viene portato presso ospedali, ambulatorio medici specialisti e sottoposto a controlli intrusivi in assenza di alcun riscontro o evidenza patologica.

ABBANDONO 
L'adulto lascia il bambino privo di assistenza morale o materiale, senza che non occorra alcuna causa di forza maggiore (anche se di carattere transitorio)
  • Esempio di minore gravità
    • il bambino viene spesso lasciato da solo a casa o in strada.
  • Esempio di maggiore gravità
    • il minore viene lasciato in un istituto, o presso una famiglia affidataria, senza che il genitore provveda a mantenere con il figlio una relazione costante;
    • un neonato viene abbandonato in un luogo dove non possa essergli portato aiuto causandone il decesso.

MALTRATTAMENTO PSICOLOGICO 
L'adulto lede i bisogni emotivi del bambino, come il bisogno di sicurezza e di accettazione, minando la fiducia in se stesso e negli altri, sin dalla più tenera età. 
  • Esempio di minore gravità
    • il bambino viene sminuito, ridicolizzato o aggredito verbalmente dall’adulto.
  • Esempio di maggiore gravità
    • colui che si prende cura del bambino usa metodi estremamente restrittivi e punitivi come legarlo o chiuderlo in locali bui.

ABUSO SESSUALE
Qualunque contatto o tentativo di contatto sessuale tra l'adulto (sia esso estraneo, conoscente o parente) ed un bambino con lo scopo di arrecare all'adulto piacere o altre forme di beneficio (anche economico). Tutto ciò avviene attraverso la sottomissione del bambino, il quale è nell'impossibilità di fornire alcun consenso.
  • Esempio di minore gravità
    • il bambino viene esposto alla visione di materiale pornografico o alla visione di atti sessuali fra gli adulti.
  • Esempio di maggiore gravità
    • un adulto (familiare, conoscente o estraneo) usa la sua persuasione o la violenza per coinvolgere il bambino in “atti sessuali”;
    • avere un rapporto sessuale con lui, per sottoporlo a pratiche sessuali allo scopo di produrre materiale pornografico o per indurlo alla prostituzione.

SFRUTTAMENTO MORALE/LEGALE
Colui che si dovrebbe prendere cura del bambino lo espone o lo coinvolge in attività illegali o altre attività che possono incoraggiare una condotta deviante e/o comportamenti antisociali.
  • Esempio di minore gravità
    • ad un bambino è permesso di partecipare ad incontri fra adulti ove non viene tenuto conto del grado di maturità psicologico-sociale del minore.
  • Esempio di maggiore gravità
    • l’adulto coinvolge il bambino in attività illecite, delinquenziali.

1.3 - Sette domande (e risposte) sulla pedofilia

1.3.1 - Che cosa è la pedofilia?
Seguendo la definizione più comunemente accreditata in ambiente scientifico, la pedofilia comporta una attività sessuale con bambini prepuberi, generalmente di 13 anni o più piccoli. Per poter parlare di pedofilia il soggetto abusante deve essere maggiore di 16 anni e deve essere di almeno 5 anni più grande della sua vittima. I pedofili di solito riferiscono attrazione per i bambini di una particolare fascia di età. Alcuni soggetti preferiscono i maschi, altri le femmine, e alcuni sono eccitati sia dai maschi che dalle femmine. Quelli attratti dalle femmine di solito preferiscono quelle tra 8 e 10 anni, mentre quelli attratti dai maschi di solito preferiscono bambini un po' più grandi. La pedofilia che coinvolge vittime di sesso femminile si riscontra più spesso di quella che coinvolge vittime di sesso maschile. Il pedofilo può essere attratto sessualmente esclusivamente da bambini, oppure avere contemporaneamente una vita sessuale con partner adulti. I soggetti con pedofilia che sfogano i propri impulsi con bambini possono limitarsi a spogliare il bambino e a guardarlo, a mostrarsi, a masturbarsi in presenza del bambino, a toccarlo con delicatezza e a carezzarlo. Altri, comunque, sottopongono il bambino a veri e propri rapporti sessuali ed usano vari gradi di violenza per fare ciò.
Il pedofilo spesso tende a giustificare le proprie condotte sostenendo che esse hanno valore educativo per il bambino, che il bambino ne ricava piacere sessuale, o che il bambino era sessualmente provocante - argomenti comuni anche nella pornografia pedofilica.
I pedofili possono limitare le loro attività ai propri figli, a figliastri, o a parenti oppure possono scegliere come vittime bambini al di fuori della propria famiglia. Alcuni minacciano il bambino per evitare che parli. Altri sviluppano complicate tecniche per avere accesso ai bambini, che possono includere il guadagnare la fiducia dei genitori del bambino, sposare una donna con un bambino attraente, scambiarsi bambini con altri soggetti con pedofilia, o, in casi rari, adottare bambini di paesi sottosviluppati o rapire bambini ad estranei. Tranne i casi in cui il disturbo è associato a sadismo sessuale, il soggetto può essere attento ai bisogni del bambino per ottenerne l'affetto, l'interesse e la fedeltà e per evitare che questi riveli la relazione sessuale. Il disturbo inizia di solito nell'adolescenza, sebbene alcuni pedofili riferiscano di non essere stati eccitati da bambini fino alla mezza età. La frequenza del comportamento pedofilo varia spesso a seconda dello stress psicosociale. Il decorso è di solito cronico, specie in coloro che sono attratti dai maschi ed il tasso di recidive dei pedofili con preferenza per i maschi è all'incirca doppio rispetto a quelli che preferiscono le femmine.

Questa definizione, estratta dal manuale statistico e diagnostico delle malattie mentali, è però solo apparentemente esauriente. In realtà genera una serie di problemi e confusioni che sono, almeno in parte, dipendenti dai modelli culturali dei vari paesi.
La considerazione che la pedofilia è sempre esistita, non deve divenire mistificatoria: ogni epoca ed ogni società ha necessità di stabilire il lecito e l'illecito, ciò che è permesso e ciò che non lo è. E' vero che, in materia di comportamento sessuale si corrono i rischi opposti di assumere posizioni retrive o di scambiare il malessere e la perversione per libertà. Il fatto che sia così difficile oggi stabilire la "norma" in materia di comportamento sessuale non facilita certo il compito di discriminare tra normalità e patologia che, è bene sottolinearlo, sono un continuum l'una nell'altra.
Tale discussione in materia di sessualità è però fuorviante quando si parla di pedofilia; non stiamo, in effetti, ponendo limiti ai comportamenti umani, ma solo osservando che una attività sessuale tra un adulto ed un soggetto immaturo fisicamente e psicologicamente è fonte di danno e comunque esercizio di violenza e di travisamento dei bisogni infantili.


1.3.2 - Come si comporta un pedofilo?
La maggior parte dei pedofili non attua comportamenti violenti nei confronti dei bambini (solo il 19%), ma si conquista la fiducia del minore e spesso di tutta la famiglia. Di solito l'abusante utilizza sempre la stessa strategia per conquistare il bambino.
La violenza è però implicita nel fraintendimento dei bisogni infantili, nella risposta sessualizzata fornita alla necessità di contatto, attenzione e tenerezza del bambino. Il pedofilo mistifica diversi bisogni, non recepisce ciò di cui il bambino ha necessità anzi, non è in grado di capirlo, perché confonde i propri desideri con i bisogni dell'altro. Anche la vantata sensibilità che il pedofilo afferma di possedere nei confronti dei bambini non è al loro servizio, ma rappresenta il desiderio dello stesso abusante.


1.3.3 - Il pedofilo è un malato?
La malattia può essere definita da un qualcosa in più (ad esempio: ho la febbre, mal di pancia, una eruzione cutanea) o un qualcosa in meno (impossibilità transitoria al movimento in seguito ad una frattura, debolezza, perdita di capacità). 
Il pedofilo manifesta un'evidente immaturità affettiva, la tendenza a considerare se stesso come un metro di paragone valido comunque per gli altri, seppure differenti da lui ed una serie di distorsioni cognitive che gli impediscono di percepire la differenza tra la sessualità infantile (che pure esiste) e quella dell'adulto.
"Ciò che i pedofili non considerano e dove più chiaramente si annida il germe della malattia si struttura, quindi, attorno alla questione chiave della diversità tra bambino e adulto, una diversità che i pedofili di fatto non riconoscono, immaginando il bambino come 'miniatura' di un adulto e quindi di se stessi col particolare che nemmeno loro possono definirsi adulti; il pedofilo, infatti, è un bambino che giuoca con altri bambini, un bambino malato che ha scambiato un suo simile per un 'bonsai" (Aguaglia, Riolo 1999).
La quasi totalità dei pedofili, inoltre, presenta problematiche psichiatriche che si sommano al disturbo del comportamento sessuale. Sono molto frequenti i disturbi dell'umore (perlopiù depressione), i disturbi ansiosi e l'abuso di droghe o alcool. Il non riconoscere e trattare i disturbi associati può essere una causa determinante del fallimento dell'intervento terapeutico.
"Il pedofilo è dunque un paziente psichiatrico non solo perché violenta nel corpo e nella mente i bambini, ma anche per tutta una serie di tratti di personalità, se non di forme cliniche conclamate, che lo rendono persona malata e perciò da curare, malgrado egli non sempre abbia coscienza di malattia" (E. Aguaglia, A. Riolo, 1999: La pedofilia nell'ottica psichiatrica. Il Pensiero Scientifico Editore.).


1.3.4 - E' possibile curare la pedofilia?
Purtroppo è un campo ancora poco studiato, il che comporta non solamente un mancato aiuto a chi è incapace di controllare il proprio comportamento ma, inoltre, mantiene elevata la percentuale di recidive. La possibilità di cura dipende, comunque, dalla coscienza di malattia e dall'effettivo desiderio di interrompere l'attività deviante.
Esistono, metodi biologici che tendono a ridurre la spinta sessuale (ma che non influenzano la direzione del desiderio) e psicoterapie, di diverso tipo, che permettono di essere relativamente ottimisti sulla possibilità di istituire un trattamento efficace per i pedofili. Seppure, al momento, manchino studi controllati e nessun tipo di trattamento abbia dimostrato un'effettiva superiorità sull'altro.


1.3.5 - E' possibile riconoscere un pedofilo?
Due terzi dei pedofili sono persone conosciute dal bambino, anche familiari, un terzo solamente è rappresentato da sconosciuti.
L'età è variabile, dalla adolescenza alla tarda maturità. Frequentemente (60-80%) dei abusanti in campo sessuale, ammettono di aver iniziato la loro condotta deviante già in adolescenza. Spesso il livello sociale è medio e, circa il 50% è coniugato con figli. Quasi il 70% dei pedofili, viene da esperienze traumatiche, dall'essere stato, a sua volta vittima di abusi, molestie e maltrattamenti.
Non esiste, quindi, un uniforme profilo psicologico uguale per tutti i pedofili, ovvero è impossibile riconoscere un pedofilo se non dal suo comportamento o dalle sue fantasie, sempre sia disposto a parlarne. Il pedofilo isolato è quindi un fenomeno poco controllabile. Si cerca comunque di classificarlo in diverse tipologie.
Esistono pedofili occasionali, che compiono un singolo gesto in particolari circostanze, ma la maggior parte dei casi è recidivante in una percentuale che, nello spazio di quattro anni, è calcolata intorno al 30%. Il rischio è quindi sia di non "vedere" un comportamento seduttivo di un adulto di fronte ad un bambino sia, ed è altrettanto grave, di fraintendere un normale gesto di accudimento o di leggere, come sessualizzato, un comportamento affettuoso. Un bambino ha bisogno di essere rispettato ma anche di essere coccolato e coinvolto in interazioni anche fisiche con l'adulto.
E' anche vero che le affettuosità sono adeguate ai familiari, a chi ha nei confronti del bambino un rapporto affettivo e non da parte di sconosciuti. La prima raccomandazione è quindi di non lasciare soli i propri figli, non affidarli a sconosciuti o a persone che non siano "sicure". Un pedofilo per agire ha bisogno di bambini soli e di bambini che non parlino con i genitori e non siano in confidenza con gli adulti.
Ma un pedofilo può essere anche un familiare, un parente, una persona anche molto vicina, uno stesso genitore, se molto disturbato o in un momento particolare e patologico della sua vita. Anche all'interno di una famiglia una seduzione impropria, e comunque dannosa, avviene su bambini soli, deprivati, che cercano e accettano quel contatto perché almeno li fa sentire considerati, desiderati. E' molto difficile che ciò avvenga se ogni adulto è attento e responsabile dei bambini che gli sono affidati, sia egli un genitore, un insegnante, un istruttore sportivo.


1.3.6 - Come difendere i bambini dai pedofili?

La difesa dalla pedofilia inizia dalla famiglia e dalla scuola, prima di coinvolgere tutta la società civile che dovrebbe considerare i bambini un bene comune.
La famiglia ha un ruolo centrale in quanto, da essa, può iniziare una educazione volta alla critica e alla coscienza di sé, piuttosto che alla passività ed acquiescenza:

Il bambino deve:

  • Chiedere il permesso ai genitori o alla persona che lo accudisce prima di allontanarsi da casa. Deve dire loro dove andrà, come e con chi andrà e quando sarà di ritorno.
  • Chiedere ai genitori il permesso di uscire o andare in macchina con qualcuno, anche se è una persona che conosco.
  • Non farsi accompagnare a casa da persone che dicono di conoscere la mamma o il papà.
  • Chiedere il permesso ai miei genitori prima di accettare soldi e regali o qualsiasi altra cosa da altre persone.
  • Ricordare che gli adulti non dovrebbero chiedere aiuto ai bambini, ma dovrebbero rivolgersi sempre a persone grandi. È strano che qualcuno si rivolga ad un bambino per avere un'indicazione stradale o una qualsiasi altra informazione.
  • Se qualcuno cerca di condurlo da qualche parte contro la sua volontà, è bene che si allontani in tutta fretta o che si metta a strillare.
  • Se qualcuno cerca di toccarlo in modo che lo mettono a disagio, lo spaventano o lo confondono non deve avere timore di dire di no. Deve subito correre a raccontare quello che è successo ad una persona adulta di cui si fida.


I genitori devono:

  • Essere diffidenti se un adulto mostra più interesse per i bambini che per i genitori. Vale la pena chiedersi: "Perché lo fa?"
  • Essere coscienti che le persone eccessivamente amorevoli ed affettuose possono essere potenzialmente pericolose e che un bambino può essere irretito ed avere bisogno di aiuto "subito".
  • Considerare che un pedofilo può attrarre un bambino con mille trucchi: stimolando la sua curiosità, la pietà o il senso dell'onore.
  • Insegnare ai bambini che mai verrebbero rimproverati per un abuso subito, quindi a non mantenere segreti pericolosi. Il segreto e la vergogna sono le armi migliori dei pedofili.
  • Spiegare ai figli la sessualità, le diverse parti del corpo, quali sono le parti "private" e la differenza tra un gesto lecito ed un altro (che differenza c'è tra il bacio di tenerezza e quello passionale? Chi è autorizzato a toccare il bambino e in quali occasioni?). Soprattutto insegnare ai bambini che hanno una loro dignità e dei diritti e quindi a saper ascoltare il proprio imbarazzo e a dire di no. Tale insegnamento è possibile ed utile anche per bambini molto piccoli.
  • Insegnare ai figli a non fare qualsiasi cosa gli dice un adulto, in quanto lo spirito critico è sempre una ottima prevenzione.
  • Parlare dell'abuso in casa: una cosa di cui si parla si può rivelare, ci si può difendere da qualcosa che si conosce.
  • Non essere troppo rigidi con i bambini; i bambini trascurati sono la preda più agevole per i pedofili.
  • Fornire risposte adeguate alla normale curiosità dei bambini, soprattutto circa la sessualità durante la fase puberale. Se i genitori non forniscono risposte adeguate, potrebbe farlo qualcun altro, anche malamente.
  • Sapere che le famiglie composte da un solo genitore sono più facili preda dei pedofili..


La scuola deve:

  • Avere programmi di prevenzione e informazione anche per bambini molto piccoli.
  • Adeguare tali programmi al bambino: la drammatizzazione e il giuoco di ruolo possono essere più utili e fruibili di molte "lezioni."
  • Preparare gli insegnanti a identificare i possibili segni di un abuso, a rivolgersi a una équipe specializzata per avere consiglio e stabilire le procedure di intervento più adatte per quel particolare bambino.
  • Istruire i bambini su cosa temere realmente al di là degli stereotipi; raramente un pedofilo si presenta come il lupo delle favole, spesso è, invece, simpatico ed amichevole.
  • Insegnare educazione sessuale: parlare rende lecite le fantasie, diminuisce il senso di colpa, fa sentire meno soli e, spesso, i bambini hanno bisogno di un adulto, che non sia un familiare, per le loro confidenze.

1.4 - La prevenzione dei maltrattamenti

In generale la prevenzione dei maltrattamenti sui bambini inizia da un delicato “bilancio” dei rapporti familiari. Innanzitutto è importante ricordare all’adulto che deve partire dalla propria esperienza. Deve tornare con la memoria alla propria storia infantile, alla relazione con i propri genitori, chiedendosi se vi fosse un clima sereno ed accogliente, se esistesse un rapporto di fiducia reciproca o se al contrario vi fosse un clima di violenza e di sopraffazione o ancora di disattenzione verso i bisogni dei bambini. Una tale riflessione sul passato potrebbe essere un valido punto di partenza nella relazione che si instaurerà con i figli. È importante poter ascoltare se stessi, i propri sentimenti ed emozioni quando un bambino piange o si arrabbia e notare la reazione che si tende ad avere nei suoi confronti. Nel caso ci si rendesse conto di essere sopraffatti da sentimenti di amore e protezione, misti a sentimenti di rabbia e di rancore nei confronti del bambino é bene che si chieda aiuto ad un esperto.
La prevenzione degli abusi si basa prima di tutto sulla costruzione di un rapporto di reciproca fiducia tra bambino e genitore. Se il bambino non è abituato a ricevere ascolto e attenzione difficilmente potrà difendersi adeguatamente dai pericoli. L’ascolto del bambino non può essere occasionale, deve essere costante, quotidiano, in modo che venga aiutato ad acquisire il giusto linguaggio per riconoscere i propri stati d’animo. Il bambino che si sente creduto e rispettato, tenderà in misura minore ad esporsi ai rischi. Acquisendo una sua autonomia e capacità di giudizio critico della realtà, imparerà presto a proteggersi o a chiedere aiuto in caso di bisogno.
La mancanza del requisito fondamentale della fiducia, per la crescita serena dei figli, apre spiragli a molte possibili forme di abuso. Un bambino, ad esempio, può soffrire profondamente a causa del clima di violenza in famiglia e cercare riparo ed affetto presso persone che possono sfruttare a proprio vantaggio questo suo bisogno. Spetta quindi all’adulto il compito di rassicurare e proteggere il bambino, senza peraltro dargli l’impressione che tutto il mondo circostante sia per lui pericoloso.
Il bambino è in grado di capire che ci sono degli adulti che possono essere per lui una fonte di pericolo. Non si tratta quindi d’essere iperprotettivi, ma più precisamente di fornire al bambino strumenti utili a difendersi, incoraggiandolo ad avere fiducia in sé, ad essere critico e meno timido con gli adulti.
In alcuni casi può rivelarsi utile fare dei giochi, delle simulazioni ed ascoltare quanto il bambino dice, manifestando fiducia in lui e nelle soluzioni che escogita.

RICORDA

  • impara ad ascoltare tuo figlio
  • instaura con lui un costante dialogo ed un valido rapporto di fiducia
  • alimenta nel bambino la fiducia in se stesso e la sua capacità critica
  • piuttosto che imporre regole di condotta insegna a tuo figlio a trovare delle soluzioni ai problemi. Può essere utile giocare con lui a domande e risposte come ad esempio: “immagina di esserti perso in un supermercato, come ti comporti?” oppure: " se qualcuno ti invita a vedere dei cuccioli a casa sua che fai?"… “se perdi le chiavi di casa cosa fai?”.

1.5 - Sintomi e segni di maltrattamento

Spesso quando un bambino è abusato o maltrattato si chiude nel silenzio e solo raramente esprime con le parole il trauma subito. Può peraltro mostrare la sua sofferenza attraverso una serie di segnali del comportamento che possono mettere in allarme l’adulto. Va tuttavia detto che la psicologia infantile insegna che i sintomi nel bambino abusato sono aspecifici, ovvero possono essere legati tanto ad abusi realmente accaduti, quanto anche ad altre circostanze traumatiche, compreso il mancato rispetto dei bisogni del minore nel proprio ambiente familiare, o a disturbi psicologici.
Per questo motivo la sensibilità e l’attenzione del genitore sono strumenti decisivi nella comprensione del malessere dei bambini. Il bambino vittima di abusi, può mostrare una sintomatologia composita che, pur non costituendo una prova certa che l’abuso sia avvenuto, può e deve rappresentare un segnale d’allarme per la famiglia. E’ bene quindi ricordare sempre che, nel caso si riscontrino nel bambino uno o più indizi, ci si deve porre nella condizione di ascolto del bambino ed in un secondo momento se lo si ritenesse necessario, chiedere aiuto ad esperti del settore (psicologi, neuropsichiatri infantili).

RICORDA
Non bisogna saltare a conclusioni affrettate in quanto i sintomi nel bambino abusato sono aspecifici ovvero possono essere legati tanto ad abusi realmente accaduti, quanto ad altre circostanze traumatiche, disturbi psicologici del bambino, o relazioni familiari disturbate.

Il bambino maltrattato può esprimere la sua sofferenza attraverso:

  • Riduzione dell’autostima e sentimenti di diversità
  • Difficoltà ad amare o a dipendere fiduciosamente dagli altri
  • Comportamenti aggressivi o distruttivi
  • Comportamenti di ritiro, paura di intraprendere nuove relazioni e attività
  • Fallimenti scolastici o cadute del rendimento scolastico
  • Durante l’adolescenza può fare eccessivo uso di droga, alcool

Più in particolare il minore abusato sessualmente può mostrare oltre ai segni sopraelencati:

  • Interesse inusuale verso questioni sessuali
  • Disturbi del sonno, incubi, terrore notturno, enuresi
  • Ansia, depressione, comportamenti di isolamento
  • Comportamenti seduttivi nei confronti di adulti o di altri bambini
  • Sentimenti relativi al proprio corpo vissuto come sporco o danneggiato, o rifiuto a lasciarsi toccare anche in situazioni di normale contatto (pulizia, ecc.)
  • Contenuti sessuali o aspetti dell’abuso rappresentati con giochi, disegni o fantasie
  • Fughe o condotte delinquenziali
  • Comportamenti autolesivi (cadute, fratture, l’esporsi a situazioni pericolose) o suicidari
  • Disturbi alimentari

1.6 - Se un bambino esce dal segreto

Nella maggior parte dei casi il bambino vittima di maltrattamenti fisici o di abusi sessuali sente di non poter condividere la propria esperienza o i suoi pensieri, le paure che ne derivano. La vergogna, la colpa e la paura, lo rendono “prigioniero” del trauma subito. Facilmente il bambino abusato pensa che nessuno lo possa capire e che l’evento accaduto è unico e rende diversi per sempre, irreparabilmente, isolandolo dal rapporto di fiducia e solidarietà con gli altri.
Cosa significa uscire dal segreto per il bambino?
Il bambino che rivela una violenza subita cerca di salvaguardare la sua fiducia nel mondo adulto, recuperando così la speranza che qualcuno, un adulto, possa capirlo e proteggerlo. Nel momento della rivelazione egli è potenzialmente esposto all'incredulità e al biasimo. In effetti il bambino o l’adolescente deve fare uno sforzo molto intenso per vincere la tendenza a tacere circa un’esperienza di cui si vergogna e di cui si sente responsabile, al di là di ogni elemento reale.
Come aiutare il bambino ad uscire dal segreto?
Da parte dell’adulto si tratta di sapere accogliere le parole del minore, garantendogli il massimo ascolto e protezione possibili, oltre ad una incondizionata solidarietà per l’esperienza passata. Il bambino abusato teme di poter essere punito o, più in generale, che la sua denuncia possa causare la perdita del genitore (nel caso in cui l’abusante sia un genitore e che questo venga incarcerato). Per questo è importante che il bambino sappia che l’adulto lo capisce e lo sostiene senza biasimarlo. Credergli è il minimo che l’adulto possa fare, anche quando le sue dichiarazioni non sono veritiere. Non si tratta mai infatti di “menzogne” nel senso adulto del termine. Anche quando una dichiarazione del bambino si rivela falsa dobbiamo garantirgli il massimo ascolto, in quanto anche attraverso una falsa dichiarazione il bambino può tentare di segnalarci una sua sofferenza.

La violenza esercitata sul bambino può restare segreta perché il bambino:

  • è troppo piccolo per tradurre in parole l’accaduto;
  • è costretto dall’abusante a mantenere segreti i fatti;
  • si sente colpevole di quanto accadutogli e non più degno dell’amore, ormai irreparabilmente perduto, degli altri;
  • non gode del clima di fiducia di cui ha bisogno per riuscire a parlare di ciò che lo fa soffrire.

La vergogna, la colpa e la paura ricadono sul bambino vittima di abusi fisici o sessuali, rendendolo prigioniero del suo segreto. Poiché il bambino pensa che nessuno lo potrà mai più capire e proteggere, è importante:

  • accogliere le sue parole garantendogli il massimo ascolto e protezione possibili;
  • infondergli sicurezza affinché lui senta che l’adulto lo comprende e lo sostiene.

1.6.1 - Cosa non fare

Il bambino, al momento della sua rivelazione sta compiendo un’azione piena di coraggio ed ha bisogno di aiuto e sostegno. È quindi importante evitare di avere reazioni di eccessivo allarme che possano fare sentire l’evento come irreparabile. Un rischio reale è che il genitore si senta di dover indagare sui fatti. Questo può essere dannoso per il minore. 
Non bisogna forzare il bambino a parlare, ma aspettare i suoi tempi e modi, né confrontare l’abusante con le dichiarazioni del bambino in presenza di quest’ultimo. Non avere atteggiamenti critici nei confronti del bambino. Evitare di mostrarsi arrabbiati verso lui, in quanto potrebbe interpretare erroneamente la rabbia o il disgusto dell’adulto.
Non rivolgetevi ad un medico privato per far visitare il bambino. Nel caso in cui ci si trovi di fronte ad un sospetto maltrattamento o abuso è bene che il minore venga visitato o osservato in un ambiente che dia la massima garanzia e tutela. Anche dopo il coinvolgimento di un tecnico privato il bambino sarà comunque sottoposto ad altri successivi interrogatori da parte dell’esperto incaricato dalla Magistratura. Ci rendiamo conto che in situazioni di angoscia e di grave conflitto familiare il parere del tecnico possa essere utile, ma è bene tutelare quanto più possibile il bambino da prove ripetute e stressanti.

  • Ricorda sempre che tuo figlio é una persona, i cui diritti, la sua età e la sua intimità vanno rispettati: non chiedergli di essere più maturo di quanto l’età non gli consenta.
  • non farti prendere dal panico se dovessi capire che gli è accaduto qualcosa di traumatico;
  • non criticare e biasimare il bambino;
  • non esprimere rabbia nei confronti di tuo figlio perché ha disubbidito;
  • non chiedere al bambino cosa sia accaduto in presenza di persone estranee (insegnanti, parenti, amici) o che non abbiano motivo di venire a conoscenza dei fatti.

IPOTESI OPERATIVA
Un tecnico esperto di età evolutiva, dotato di specifiche competenze sulla materia dell'abuso all'infanzia, dovrebbe sempre valutare in via preliminare, assieme ai Servizi, la congruenza della denuncia.

1.6.2 - Cosa fare

Bisogna sostenere il bambino nella sua decisione di parlare e rivelare la sua storia, spiegandogli che ha fatto bene a parlarne e mostrando di capire e prendere seriamente quanto sta comunicando. È bene dare messaggi positivi per il fatto che ha trovato il coraggio di rivelare quanto gli è successo. L’adulto deve ascoltare con calma il bambino, senza drammatizzare, utilizzando la sua medesima terminologia o linguaggio. Tranquillizzare il bambino dicendogli chiaramente che lui non ha sbagliato. Il bambino infatti tende a provare sentimenti di colpa, a sentirsi responsabile per quello che gli è accaduto. Può anche aver paura di eventuali rappresaglie (se l’abusante l’ha minacciato) o di causare del male alla famiglia (nel caso di una violenza avvenuta all’interno di essa). Offrire quindi sempre delle comunicazioni incoraggianti: si può dire “sono orgoglioso di te perché hai trovato la forza di dirmi questo...!”; dire a lui che un bambino non è responsabile di questo genere di cose, ma che è l’adulto a sbagliare, che lui non è colpevole. Ciò che un genitore può fare è soprattutto cercare di proteggere il minore dalla violenza supplementare dell’incredulità, degli interrogatori ripetuti, stressanti per il bambino quanto indispensabili per l’Autorità Giudiziaria. Va detto che le denunce di maltrattamenti o abuso possono, a volte, rivelarsi poco circostanziate o infondate, o frutto di interpretazioni errate dell’adulto. Per questo è bene che siano persone esperte del settore ad ascoltare il minore, in modo da ridurre quanto più possibile il numero degli interrogatori a cui verrà sottoposto e l'impatto emotivo della rivelazione.

1.6.3 - A chi rivolgersi

In caso di abuso sul bambino è bene ricorrere sempre alla consulenza di personale esperto presso la sede del Tribunale per i Minorenni, degli organi di Polizia, dei Servizi Sociali del Comune di residenza, o dei Servizi Materno Infantili delle ASL.

 

In Italia esistono anche alcuni Centri specialistici (associati al CISMAI - Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l'Abuso all'Infanzia) con personale qualificato per l'intervento nei casi di abuso sul bambino o l'adolescente.

 

In Italia I Tribunali per i Minorenni sono:

 

Ancona Tribunale per i Minorenni Via delle Cavorchie n.1 tel. 071/204545 
Bari Tribunale per i Minorenni via Tommaso Fiore, 49 d tel. 080/5793015
Bologna Tribunale per i Minorenni via del Pratello, 36 tel. 051/227321
Brescia Tribunale per i Minorenni, via Malta 12, tel. 2420151
Cagliari Tribunale per i Minorenni Via Dante Alighieri (angolo via De Gioannis) tel 070/34921
Caltanisetta Tribunale per i Minorenni via Don Giovanni Minzoni, 1 tel. 0934/597339
Campobasso Tribunale per i Minorenni viale Principe di Piemonte n.1 tel. 0874 /411076
Catania Tribunale per i Minorenni tel. 095/7240111
Catanzaro Tribunale per i Minorenni via F. Paglia n. 47 tel: 0961/741196
Firenze Tribunale per i Minorenni Via della Scala, 79 tel. 219843
Genova Tribunale per i Minorenni viale IV Novembre, 4 tel 010/530191
L’Aquila Tribunale per i Minorenni via Acquasanta, 1 tel. 0862/420341
Messina Tribunale per i Minorenni viale Europa, 137 tel 090/2928088
Milano Tribunale per i Minorenni via G. Leopardi 18 tel 02/46721
Napoli Tribunale per i Minorenni via Colli Aminei, 44 tel 081/7413933
Palermo Tribunale per i Minorenni via di Palagonia n.35 tel: 091/6813382
Perugia Tribunale per i Minorenni via Martiri dei Lager, 65 tel 075/5056807
Potenza Tribunale per i Minorenni via Appia, 175 tel. 0971/56538
Roma Tribunale per i Minorenni via dei Bresciani 32, 00164 Roma tel. 06/688931
Reggio Calabria Tribunale per i Minorenni via Marsala, 13 tel. 0965/26010
Salerno Tribunale per i Minorenni Largo S. Tommaso d'Aquino tel. 089/228929
Sassari Tribunale per i Minorenni via Predda Niedda, tel. 079/2638200
Taranto Tribunale per i Minorenni corso Italia, 362 tel. 099/7343111
Torino Tribunale per i Minorenni c.so Unione Sovietica 325, tel. 613723
Trento Tribunale per i Minorenni via Rosmini 71, tel. 0461/234736
Trieste Tribunale per i Minorenni via Coroneo, 20 tel. 040/7792111
Venezia Tribunale per i Minorenni sestiere Dorso Duro, 423, t el. 041/2714211

2- Bambini ridotti a merce

Mara GATTONI

I maltrattamenti, le violenze, gli abusi perpetrati ai danni dell’infanzia non rappresentano un fenomeno nuovo. Nuovo, invece, è il modo di ridurre il bambino a vera e propria merce sessuale, un oggetto da spostare da un paese all’altro, vittima di reti internazionali il cui unico scopo è quello di sfruttarne il corpo. Si tratta comunque di un esercito che spaventa di bambini maltrattati, rapiti, abusati, sfruttati, ricattati, umiliati che ci pone di fronte a un fenomeno non più eludibile. Un business in alcuni paesi preceduto solo da quello delle armi e della droga. 
La prostituzione infantile nell’ambito del turismo si è sviluppata con l’installazione delle basi americane nelle Filippine durante la guerra di Corea e, in Tailandia, con la guerra del Vietnam. Per il riposo e il divertimento dei soldati furono creati i Rest and Recreation Centers (Centri di Riposo e Svago), nei quali vennero portate giovani ragazze di provincia per “soddisfare la domanda”. 
Quando la merce fu insufficiente si fece ricorso a fanciulle sempre più giovani; e fu così che bambine/i fecero parte di questo contingente per il “riposo del guerriero”.
I precoci rapporti sessuali producono gravi danni ai piccoli e immaturi corpi dei bambini rendendoli inoltre più facilmente vulnerabili alle malattie a trasmissione sessuale, fra cui l’AIDS. La scelta di un partner giovanissimo (si parla ormai di bimbi di 5-6 anni) non presenta per il “cliente” meno elevati rischi di contagio così come molti tra loro sono portati a pensare. Al contrario, i bambini sono maggiormente esposti a contrarre l’AIDS di quanto non lo siano gli adulti a motivo della delicatezza dei loro tessuti. C’è da aggiungere la scarsissima informazione fra i minori sulla propria sessualità e sulla trasmissibilità dell’HIV. Ciò aggrava ulteriormente la situazione. 
C’è da precisare che gli sfruttatori di bambini nell’ambito del turismo non sono esclusivamente rappresentati da pedofili ma anche da una moltitudine di persone che preferiamo chiamare “turisti occasionali”, vale a dire individui che normalmente non esprimono alcuna preferenza sessuale per minori all’interno del loro paese ma che le condizioni particolari del viaggio (libertà totale, diminuzione dei freni inibitori, differenze culturali etc,) trasformano in un turista perverso.
Il fenomeno, inizialmente circoscritto al Sud-est asiatico è divenuto ormai transnazionale. Oggi le stime di ECPAT (End Child Prostitution, Pornography and Trafficking), l’organizzazione internazionale che ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica e dei governi il turpe fenomeno dello sfruttamento sessuale dei minori in tutte le sue forme, vengono condivise anche dall'ONU. In sostanza si parla di un milione di minori immessi ogni anno nel mercato della prostituzione. 
Ma cosa succede nel nostro paese ? E’ veramente un’oasi per i bambini ? Parrebbe proprio di no dal momento che i dati del Ministero dell’Interno mostrano una crescita esponenziale delle denunce di abusi e di sfruttamento sessuale di minori. E’ presto per dire se questa crescita debba attribuirsi a un aumento vertiginoso del fenomeno o, forse, più verosimilmente a una più diffusa sensibilizzazione a cui ECPAT-Italia non è estranea. Il muro del silenzio si sta sgretolando e gli stessi bambini - che da sempre si sono sentiti colpevoli degli abusi subiti diventando così complici dei loro aguzzini - cominciano a parlare. Ed è importante far capire a tutti e, in particolar modo ai bambini, quanto afferma la Commissione ONU sui Diritti Umani:
“va detto con forza che in caso di abusi i minori, debbono essere ritenuti vittime e mai colpevoli come troppo spesso si è fatto”.
E’ indubbio che ci troviamo di fronte a una moderna forma di schiavitù. Lo sostiene la Commissione ONU per i diritti umani, il Parlamento Europeo, l’Interpol, il Tribunale per i diritti dei popoli.
Non solo. Da tempo il Gruppo di Lavoro della Convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia sta lavorando a un Protocollo Aggiuntivo alla Convenzione che consideri “crimine contro l’umanità” e, quindi, universalmente perseguibile lo sfruttamento sessuale di minori. 

Quali le cause del dilagare di questo fenomeno? La parola chiave che sta alla base dello sfruttamento sessuale dei bambini è la povertà, che colpisce duramente larghi strati della popolazione di Paesi in Via di Sviluppo. 
Negli ultimi anni, per molteplici motivi, la situazione di crisi e le già profonde differenze rispetto ai paesi sviluppati si sono aggravate a causa del debito estero; degli aggiustamenti strutturali che hanno fortemente penalizzato le politiche sociali; dell’arretratezza delle zone rurali; degli esodi massicci dalle campagne alle città; dei fenomeni selvaggi di urbanizzazione.
Né si possono trascurare ai fini di una analisi più corretta le concause che fanno di un semplice turista un turista sessuale:
la perdita di valori morali; il consumismo (che porta a credere che tutto si può comprare); una chiara o latente forma di razzismo (per cui bambini appartenenti ad altre culture siano più disponibili e meno degni di rispetto dei bambini occidentali); il machismo; la difficoltà di stabilire rapporti paritari con le donne; l’esercizio di potere. In sostanza si può concludere che l’incontro di due povertà l’una reale (quella dei PVS) l’altra morale (quella dei paesi occidentali) danno vita al fenomeno più turpe che l’umanità abbia mai prodotto.
Sarà indispensabile e fondamentale a nostro avviso - che l’universo maschile si interroghi sulla propria sessualità e sulla forma di espressione di potere, di disprezzo, di sopraffazione che quella forma esprime verso i soggetti più deboli – le donne e i bambini. La consapevolezza di quella forma può diventare accanto agli strumenti di contrasto che si stanno attivando nel mondo, l’arma determinante per mettere al bando lo sfruttamento sessuale dei bambini.

La legge 269/98Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori quali nuove forme di riduzione in schiavitù” è stata promossa da ECPAT-Italia nel 1995 ed è diventata legge dello Stato italiano nel 1998. E’ considerata a livello internazionale una legge modello perché prende in considerazione tutte le forme di sfruttamento sessuale dei minori, perseguendo severamente anche la pornografia minorile via internet.

Gli articoli della legge 269/98 tesi a contrastare il turismo sessuale con minori sono gli art. 5; 10; e 16. 

L’art. 5 ha inserito nel Codice Penale una nuova fattispecie di reato: le “iniziative turistiche volte allo sfruttamento sessuale”. Ciò che viene punito è sia l’organizzazione, cioè l’iniziativa e la programmazione, che la mera propaganda di viaggi finalizzati alla fruizione dello sfruttamento della prostituzione minorile.
La pena prevista è di particolare severità: da 6 a 12 anni e la multa da lire 30 milioni a lire 300 milioni.

L’art. 10fatto commesso all’estero” a nostro avviso contiene uno strumento di grande rilievo e di grande civiltà, l’extraterritorialità : vale a dire la possibilità di perseguire nel nostro paese un cittadino italiano che abusa, sfrutta sessualmente un minore in qualunque altro paese del mondo. Perché di grande rilievo e di grande civiltà: perché non fa distinzione fra le vittime a seconda del loro paese di appartenenza e del colore della loro pelle. Quindi, restituisce, quantomeno a livello legislativo, anche ai bambini più poveri del mondo, il diritto di essere riconosciuti come persone.
La pena prevista da questo articolo va dai 6 ai 12 anni.

L’art. 16comunicazione agli utenti” recita: “gli operatori turistici che organizzano viaggi collettivi o individuali in paesi esteri hanno obbligo, per un periodo non inferiore a tre anni decorrenti dal 180° giorni dopo l’entrata in vigore della presente legge di inserire in maniera evidente nei materiali propagandistici, nei programmi o, in mancanza dei primi, nei documenti di viaggio consegnati agli utenti, nonché nei propri cataloghi generali o relativi a singole destinazioni, la seguente avvertenza: “La legge italiana punisce con la pena della reclusione i reati inerenti alla prostituzione e alla pornografia minorile anche se gli stesi sono commessi all’estero”.

La norma ha la finalità di rendere concretamente conosciuta la legge e soprattutto informare i viaggiatori sul fatto che per detti reati è prevista la perseguibilità nel nostro stesso paese.
La violazione dell’art. 16 è punita con una sanzione amministrativa che va dai due ai 16 milioni.

Per maggiori informazioni: 

ECPAT-Italia 
Piazza Santa Maria Liberatrice, 45 scala C - Roma
Tel. 0657290738-0657287708

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Link utili

AIMMF

Associazione Italiana
dei Magistrati per i Minorenni e la Famiglia

CISMAI

Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l'Abuso all'Infanzia

Commissione per le adozioni internazionali

Autorità centrale italiana per l'adozione internazionale

Minori.it

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